Critica di ChatGPT
Intelligenza artificiale, coscienza e domande aperte
Evento a Damanhur
Durante il dialogo pomeridiano ospitato a Damanhur e dedicato al libro Critica di ChatGPT, l’intelligenza artificiale è stata il punto di partenza, ma non il centro.
Al centro dell’incontro è emersa una riflessione più ampia che riguarda tutti noi:
Che tipo di mondo stiamo contribuendo a plasmare attraverso queste tecnologie?
Non si è trattato di un evento contro l’innovazione, né di un dibattito tecnico riservato agli specialisti, ma di uno spazio di ascolto e dialogo sul linguaggio, la coscienza, la responsabilità e le nostre immaginazioni del futuro.
Una conversazione resa possibile grazie alla collaborazione con Liber School nel contesto dei seminari FRONTIERE DELLA FILOSOFIA, Avv. 61 – bando Foncoop di cui si è aggiudicata il finanziamento, and the contributions of researchers, philosophers, educators, psychologists, and members of the Damanhur community.
👉 Scopri di più sulla Liber School:
https://liberschool.org/en/
A causa di un problema tecnico, per circa la prima metà del video la traduzione in inglese si sovrappone all’audio in italiano. Ci scusiamo per l’inconveniente.
Perché questo argomento a Damanhur
All’apertura dell’evento è stato condiviso un punto di partenza semplice ma essenziale:
“Oggi parliamo di intelligenza artificiale, ma in realtà stiamo parlando di noi stessi.”
Critica di ChatGPT non è un libro contro la tecnologia, né contro l’innovazione. È un invito a rallentare, a sospendere l’entusiasmo e ad aprire uno spazio più ampio alla riflessione.
“Che tipo di mondo stiamo scegliendo di costruire attraverso queste tecnologie?”
Il libro mostra chiaramente che strumenti come ChatGPT non comprendono il significato, non hanno un’esperienza diretta del mondo e non sono coscienti.
Eppure, producono linguaggio, discorsi coerenti e narrazioni convincenti.
«Questo divario — tra forma e significato, tra parole e coscienza — è uno dei nodi più delicati del nostro tempo».
A Damanhur, l’intelligenza è sempre stata intesa come qualcosa che include relazione, esperienza, responsabilità e connessione con i campi informativi.
Per questo motivo, l’intelligenza artificiale non è vista come un sostituto dell’essere umano, ma piuttosto come uno specchio, uno strumento in grado di amplificare ciò che siamo, sia nel nostro potenziale che nei nostri limiti.
Forse, quindi, le domande da porsi non sono se l’IA sia intelligente o meno, ma piuttosto:
quanto significato, scelta e direzione siamo disposti a delegare?
Chi partecipa alla definizione dei valori che queste infrastrutture stanno già incorporando?
I partecipanti
L’incontro ha riunito voci provenienti da contesti e prospettive diverse:
- Antonio Santangelo – Professore associato di Semiotica, Università di Torino; ex direttore esecutivo del Nexa Center on Internet & Society (Politecnico di Torino)
- Kiwi Henné – Direttore accademico, Liber School
- Alessandra Luciano – Ricercatrice in Studi religiosi, EPHE Parigi
- Ivan Luppino – Psicologo clinico e psicoterapeuta, Centro Cometa (Ivrea)
- Roberto Mastroianni – Filosofo e antropologo, vicedirettore dell’Accademia di Belle Arti Albertina (Torino)
- Stambecco Pesco – Scrittore, formatore ed educatore damanhuriano
Prospettive incrociate: tecnologia, istruzione, psiche e significato
Il contributo di Antonio Santangelo
Antonio Santangelo, professore associato di Semiotica all’Università di Torino ed ex direttore esecutivo del Nexa Center presso il Politecnico di Torino, ha offerto un quadro analitico rigoroso ma accessibile, integrando le discipline umanistiche con una riflessione critica sulle tecnologie digitali.
👉 Centro Nexa:
https://nexa.polito.it/
Il suo contributo ha messo in luce come i sistemi di IA generativa operino principalmente a livello statistico e sintattico e come questa caratteristica, spesso trascurata nel dibattito pubblico, abbia implicazioni culturali, sociali ed educative. Ha offerto una lettura critica dell’intelligenza artificiale generativa, chiarendo come sistemi come ChatGPT non comprendano il significato, ma operino attraverso correlazioni statistiche, e invitando il pubblico ad andare oltre l’entusiasmo iniziale per riflettere sul tipo di società e di futuro che queste tecnologie contribuiscono a plasmare.
Istruzione, Psiche, Spiritualità
Durante l’incontro sono state proiettate alcune sequenze del film: 🎬 The Prompt
Scritto e diretto da Francesco Frisari, prodotto da Fantomatica in collaborazione con Rai Cinema, il film esplora come gli stereotipi veicolati da narrazioni umane modellino le I.A., orientando il rapporto tra filosofia e intelligenza artificiale, alternando analisi critica, ironia e sperimentazione visiva
Interventi successivi hanno ulteriormente ampliato la prospettiva:
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Kiwi Henné ha portato la discussione nell’ambito educativo, sottolineando l’importanza di coltivare il pensiero critico, l’autonomia e la responsabilità negli studenti, affinché gli strumenti digitali supportino l’apprendimento anziché sostituire i processi di crescita personale.
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Ivan Luppino ha sottolineato gli aspetti psicologici legati all’uso dell’intelligenza artificiale, mettendo in guardia dal rischio di attribuire intenzionalità e autorità a sistemi che generano un linguaggio persuasivo ma privi di esperienza vissuta e di autentica capacità relazionale.
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Stambecco Pesco ha riportato il dibattito sull’intelligenza artificiale a una dimensione concreta e quotidiana, sottolineando come l’IA possa essere uno strumento utile per organizzare e perfezionare i contenuti, ma non per sostituire l’esperienza umana e l’atto creativo, che rimangono radicati nell’esperienza personale vissuta.
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Roberto Mastroianni ha riflettuto su come l’intelligenza artificiale stia trasformando il nostro rapporto con il sapere e con il linguaggio, soffermandosi sui modi in cui il significato viene costruito e mediato, e invitando a mantenere uno sguardo critico su come gli strumenti tecnologici influenzino la comprensione umana, senza sostituirla.
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Alessandra Luciano ha condiviso un’esperienza personale di lavoro con ChatGPT nell’ambito di un progetto di ricerca. L’attenzione si è focalizzata sull’efficacia della nuova architettura di ChatGPT 5 (di tipo Trasformer) che propone ragionamenti concettuali “apparentemente intenzionali”. In realtà si è evoluto il suo modo di rappresentare il linguaggio: non più come “modello probabilistico” che prevede la parola successiva, ma come struttura di “concetti” organizzati fra loro secondo relazioni semantiche, le quali “dipendono” dalla prospettiva umana proposta a chatGPT.
Immediatamente prima dell’intervento di Alessandra Luciano, è stato proiettato un breve estratto dal programma Rai Intelligenze – Dentro la IA.
Il video esplora il modo in cui vengono sviluppati e narrati i sistemi di intelligenza artificiale, mettendo in luce sia le loro basi tecniche sia gli immaginari culturali che li circondano, e sollevando interrogativi sulla paternità, la responsabilità e il modo in cui gli esseri umani si relazionano con strumenti digitali sempre più autonomi.s.
Una nota personale
Essere il facilitatore di questo incontro, è stata per me un’occasione significativa per ricrodarmi di quanto sia fortunato vivere in un laboratorio vivente di sperimentazione, che tocca tutte le dimensioni della vita – culturale, spirituale, educativa, tecnologica – e rimane aperto al mondo, al dialogo e al dibattito, senza pretendere di offrire risposte definitive.
Continuiamo il dialogo
La conversazione non termina con l’evento.
👉 Ti invitiamo a unirti alla Damanhur online community per:
- condividere riflessioni e punti di vista,
- fare domande,
- proseguire il dialogo avviato durante questo incontro.
Le tecnologie evolvono.
E le domande più importanti meritano tempo, ascolto e pluralità di voci.
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